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Emozione Strade Bianche: il racconto di Giulio

Scopriamo cosa si prova a pedalare sulle Strade Bianche senesi con Giulio, infermiere appassionato di running e, ovviamente, di ciclismo.

 

Domenica, giorno di riposo. La sveglia suona alle 7:00, inflessibile. Fuori dalla finestra, i raggi di un timido sole si fanno strada tra la leggera foschia di fine inverno. Una bella colazione a base di yogurt, miele e pane tostato è quello che ci vuole. Inizio il rituale della vestizione, che per me è sacrosanto. Fortunatamente oggi il meteo mi sorride, perciò me la cavo velocemente. Imbraccio Lyla e pedalo in direzione Buonconvento, a 40 km da Siena.

Dimenticavo le presentazioni, io sono Giulio e Lyla è la mia S-Works. È con me dallo scorso autunno e tra noi è stato amore a prima vista. Devo dire che non pensavo ci si potesse affezionare così tanto ad una bici in così poco tempo. Credimi, mi sbagliavo. 

 

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Io e Lyla percorriamo dolcemente i primi chilometri di pianura. La frescura del mattino si attacca alla pelle, decido di aumentare la cadenza e ci scaldiamo un po’. La nebbia inizia pian piano a diradarsi in vista della prima salita di giornata, nonché uno dei tratti più panoramici che incontrerò oggi. Direzione Montalcino, dove ettari ed ettari di vigneti Sangiovese immersi nella Valdorcia anche quest’anno daranno origine al famoso Brunello.

Arrivati qui affiora po’ di tristezza nel trovare deserto un paese che solitamente già a quest’ora brulica di gente. Ripenso a ciò con cui abbiamo a che fare ogni giorno in ospedale. Nella vita sono infermiere, purtroppo so bene di cosa sto parlando. Nel tempo libero sono sempre stato un runner, ma in quest’ultimo anno ho scoperto il ciclismo, che è diventato per me una vera ancora di salvezza, una passione che mi ha aiutato a “staccare” la testa. Con un sospiro scaccio via la malinconia, deciso a godermi ogni istante di libertà che questi luoghi fantastici hanno da offrirmi. Oggi è un giorno felice, mi dico addentando un dolcino che tenevo con me. Recupero così un po’ di calorie perse e sono pronto a riprendere il mio giro.

Mastichiamo i primi km della Strade Bianche, da Montalcino si va in direzione Castiglion del Bosco, il sole inizia a diventare sempre più caldo e la Valdorcia regala scorci da cartolina. Il percorso dei pro è un tracciato da 180 km per circa 3000 m d+, con salite non troppo lunghe ma con 65 km di sterrato divisi in 11 settori molto insidiosi, continui saliscendi anche con pendenze alte che mettono alla prova i più spericolati. Scendere a capofitto in queste curve con 15/16% di dislivello non è cosa da tutti. Tra i tratti dove fare più attenzione ci sono Monte Sante Marie, Le Tolfe (dove lo scorso anno Van Aert ha praticamente staccato tutti andando a vincere), e S. Martino in Grania. I vari settori sono intervallati da km di asfalto che a me servono per recuperare ma che per i pro significa solo spingere di più. 180km da vivere tutti d’un fiato. Chi vince Le Strade Bianche chiude la gara intorno alle 5h, per noi comuni mortali ci vorrà almeno il doppio. Una bella scampagnata di salute. 

Oggi non mi sento ancora così in forma da sfidare Sagan e compagni. Mi godo così i 20 km di pura strada bianca da percorrere sui sentieri di un’altra famosa manifestazione: l’Eroica. Percepisco lo sterrato, polveroso sotto i cerchi Ursus.

In molti mi hanno chiesto il perché di questa scelta: prima della mia attuale bici mi ero avvicinato alla pratica del ciclismo con una Specialized Tarmac SL6, tuttavia in seguito ho capito che la bicicletta sarebbe diventata una parte fondamentale della mia vita, così è arrivata Lyla. Ma il suo telaio S-Works andava accompagnato da un set ruote con le stesse caratteristiche di leggerezza e scorrevolezza, giusto? Ne ho lette tante di caratteristiche, spulciando il web, prima di scegliere il prodotto giusto per me. Le Ursus Miura TC37 disc mi hanno colpito per due motivi: Uno, mozzi ceramici. Due, ottimo peso nonostante il profilo da 37 mm. E poi, le usavano al Giro, mi son detto.. vuoi che non possa usarle pure io? :). Mai scelta fu migliore: scorrevolezza unica (anch’io che non sono un esperto ho sentito la differenza) ed esteticamente sono molto belle da vedere sotto la mia Lyla.

Nel frattempo continuo a pedalare, mentre i celebri mangia e bevi toscani iniziano a farsi sentire. Ma siamo solo a metà dei miei 110 km con 1600 m d+. Non male per essere un giorno di riposo, no?

 

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Ripieghiamo verso Buoncovento prendendo poi la provinciale che porta a Vescovado, Murlo, Lupompesi e da li torniamo a Siena. Rientrando in città ripercorro con la mente le immagini di grandi campioni come Cancellara, Ballan, Valverde e Van Avermaet, tutta gente che ha alzato le braccia al cielo proprio in piazza Del Campo. C’è solo una parola che può descrivere l’emozione che provo nel percorrere le loro stesse strade, quelle di casa mia, ricalcando l’arrivo in uno dei traguardi più belli del mondo: Soddisfazione. Si, quando rientro a casa dopo aver macinato centinaia di km tra asfalto e tratti di strade bianche è così che mi sento. Soddisfatto, felice e utile all’ambiente. Perché chi fa sport in questo modo lo rispetta in ogni sua forma.

Non ho bisogno di biglietti aerei, mi dico. Bastano due ruote e posso viaggiare ogni giorno.

 

Scopri il percorso tra le strade bianche toscane di Giulio

Scarica le tracce GPS

 

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